Sherlock Holmes od ortodontista?

La risposta alla domanda del titolo potrebbe essere: entrambi! Infatti, nell’esercizio della sua professione, un ortodontista deve ricorrere a un modus operandi che non si discosta molto da quello adottato dal celebre investigatore nato dalla penna di Arthur Conan Doyle.
Per definire la storia medica del paziente (cosiddetta anamnesi medica e ortodontica), eventuali problematiche generali, trattamenti ortodontici già effettuati, abitudini alimentari o atteggiamenti particolari, lo specialista in ortodonzia deve raccogliere diverse informazioni dal paziente, indagando quindi sul suo “passato clinico”.
Questa raccolta di dati, insieme alle impronte, alle radiografie ed alle fotografie del paziente, rappresenta quello che viene chiamato Studio del Caso il mezzo attraverso il quale l’ortodontista esamina la situazione, definisce una diagnosi e formula un piano  di trattamento ortodontico dettagliato.

Sto per iniziare il mio trattamento ortodontico con apparecchio fisso, quanto soffrirò?

Domanda molto frequente da parte dei pazienti che associano l’esperienza vissuta dal dentista con ricordi di dolore/fastidio legati all’utilizzo dell’anestesia e/o del trapano.
Entrambi strumenti che durante la fase di applicazione dell’apparecchio ortodontico non hanno necessità di essere utilizzati. Uno dei fastidi possibili è legato alla prolungata apertura della bocca ed alla possibile sensazione di cattivo sapore dovuto alle “colle” non proprio gradevoli ma fondamentali per finalizzare l’applicazione dell’apparecchio.

Un sorriso a… 28 denti!

Oggigiorno a causa del raffinamento dei cibi che mangiamo, molto più cucinati rispetto ai cibi crudi consumati dall’uomo primitivo, l’ampiezza delle arcate dentarie si è progressivamente ridotta in modo da ospitare sempre più difficilmente 32 denti. A tal proposito potremmo fissare a 28 il numero di denti più che utili per la masticazione, escludendo i denti del giudizio che arrivano per ultimi intorno ai 21 anni e non riescono a trovare lo spazio necessario. Molto spesso riescono solo parzialmente a fare la loro comparsa in arcata creando non pochi problemi per il mantenimento della loro igiene.
Questa è la motivazione principale per cui l’estrazione dei denti del giudizio viene spesso prescritta dallo Specialista in Ortodonzia.
Inoltre, anche se in piccola percentuale, la spinta legata alla loro eruzione potrebbe alterare l’allineamento raggiunto dopo il trattamento ortodontico qualora lo spazio in arcata sia veramente ridotto.

Quando l’ortodontista collabora con il logopedista

Esistono alcuni tipi di malocclusione che si innescano in situazioni in cui già coesistono diverse problematiche, funzionali e/o fonetiche. Quando ad esempio permane una deglutizione atipica, (condizione in cui la lingua nell’atto della deglutizione si interpone tra le arcate dentarie) la sola applicazione dell’apparecchio ortodontico da parte dello Specialista in Ortodonzia può non essere sufficiente

E dopo l’apparecchio ortodontico… la placca di Hawley

 Chiunque si sia sottoposto a un trattamento ortodontico attivo si ricorderà per sempre del momento in cui gli è stato tolto l’apparecchio ortodontico: dopo mesi di impegno e sacrificio vedere i propri denti sani e perfettamente allineati regala una grande soddisfazione.
Per conservare nel tempo il risultato raggiunto è importante seguire le indicazioni dello specialista ed indossare correttamente e con costanza le apparecchiature di contenzione. Una delle più utilizzate è la placca di Hawley. Si tratta di un dispositivo rimovibile in resina, mantenuto stabile sui denti grazie a dei piccoli ganci sui molari, e con un archetto metallico esterno.

Dente da latte e dente permanente…insieme!

Cosa succede se il dente da latte e il dente permanente “convivono” all’interno dell’arcata gengivale? Annamaria rivolge un quesito agli Specialisti del Sorriso.
 Al mio bambino che ha 9 anni sopra al canino da latte superiore arcata superiore sinistra è spuntato un nuovo canino che gli crea notevole disagio nella masticazione. Cosa devo fare? Grazie!

Il sorriso gengivale: le casistiche

Il sorriso gengivale può derivare da una serie di cause. Scopriamole insieme, grazie alla domanda che Isabella pone agli Specialisti del Sorriso.

Salve, quando sorrido il labbro superiore scopre le gengive. Ho sempre avuto questo difetto, ma non me ne sono mai curata perché

1- ho una bella dentatura (è quanto mi ha detto il mio dentista), 

 2- ho sempre pensato che non si potesse fare niente per questa cosa.

Ora invece leggendo su Uppa sono venuta a conoscenza di questo sito, e ho visto nel video che si può “aggiustare”. Come si interviene? Le dico subito che il mio problema è dovuto all’eccessivo dilatamento del labbro superiore. Grazie, distinti saluti.