Apparecchio ortodontico e tromba: come conciliare terapia e hobby?

Specialisti del SorrisoA volte seguire una terapia ortodontica che preveda l’utilizzo di un dispositivo medico comporta per il paziente il dover ridefinire alcuni comportamenti ed azioni precedenti la terapia, come per esempio il suonare uno strumento a fiato come la tromba. Il percepire questo cambiamento come una difficoltà, quando non come un vero e proprio ostacolo nel seguire un hobby porta ad interrogativi come quello che è stato posto agli Specialisti del Sorriso:

Desidero sapere se esiste un apparecchio correttivo per un problema agli incisivi superiore interno tale da permettermi di continuare gli studi di tromba ad alta specializzazione, i quali richiedono più lunghe ore di studio ed un impegno maggiore, per il labbro che viene ferito dai due incisivi sporgenti. Ho 19 anni. Grazie.
Adriano

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Apparecchio mobile e strumenti musicali vanno d’accordo?

Suonare uno strumento musicale può significare per bambini e ragazzi una nuova attività da esplorare, quando non addirittura già una grande passione.

Durante l’età evolutiva può capitare però di dover intraprendere un trattamento ortodontico, che comporti l’utilizzo di un apparecchio ortodontico  mobile. Quali suggerimenti per affrontare questa delicata fase nel modo più sereno possibile?

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Morso profondo: quando è il momento di intervenire

Specialisti del SorrisoPer un genitore, capire quando è il momento più adatto per rivolgersi ad uno Specialista in Ortodonzia, per una valutazione ortodontica non è sempre semplice. A volte  le malocclusioni sono visibili già dalla prima infanzia, altre volte possono essere meno visibili  agli occhi di un genitore che può tuttavia sospettare un problema da alcuni indizi , come accade a questo utente, che si è rivolto agli Specialisti del Sorriso:

Mio figlio di quasi 6 anni ha i denti superiori che in occlusione coprono completamente i denti inferiori, devo già farlo vedere da un ortodontista? Grazie,
Gabriella

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Tipologie di morso

Il “morso”, ovvero la relazione tra i denti mascellari ed i denti mandibolari,  può avere differenti caratteristiche, e determinare  la tipologia di occlusione. Se l’occlusione è corretta, vuol dire che il rapporto tra l’arcata superiore e quella inferiore è perfettamente funzionale, e quindi anche esteticamente gradevole. Se si è invece in presenza di una malocclusione, essa può essere di diverso tipo:
Morso aperto: in questa situazione che riguarda specifiche zone delle arcate dentali non c’è sovrapposizione verticale tra i denti mascellari e quelli mandibolari. Il morso aperto può essere anteriore o posteriore, a seconda che avvenga nelle zone anteriori o posteriori delle arcate.

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Gummy smile: come riconoscerlo

Specialisti del SorrisoIl sorriso è la prima cosa che si nota di una persona, e può colpire, anche quando ha un aspetto strano, come ad esempio il gummy smile o sorriso gengivale, che ha luogo quando la gengiva ricopre una parte importante di dente. A cosa è dovuto e come riconoscerlo?

Lo scopriamo dalla risposta degli Specialisti del Sorriso
(specialistidelsorriso.it) all’utente che chiede:

“Mi sono accorto che quando sorrido si vede molto la gengiva, cosa che prima non notavo a cosa può essere dovuto? Come si può rimediare?”.

Samuele

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Da dove deriva il sorriso gengivale?

il sorriso gengivale o gummy smileIl sorriso gengivale, ovvero quel sorriso in cui si scopre molta gengiva dipende da fattori spesso combinati di tipo labiale, scheletrico, dento-alveolare e parodontale, oltre che muscolare.

Per quanto riguarda i fattori scheletrici che concorrono alla comparsa del sorriso gengivale o gummy smile, si possono elencare il palato inclinato in alto, un eccessivo sviluppo verticale della maxilla, incisivi superiori e labbro superiore di lunghezza ridotta.

Un ruolo chiave lo gioca anche il muscolo orbicolare del labbro, che ci permettere di muovere la bocca, fare smorfie ed il tipico gesto con cui si manda un bacio, ma è anche lo stesso muscolo che, se troppo corto, fa scoprire troppa gengiva. Infine il problema può essere dovuto ad uno sviluppo troppo accentuato verticalmente della gengiva stessa.

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Quando c’è un dente di troppo…

Specialisti del SorrisoNella fase della crescita è normale avere alcuni denti storti, ma che accade se nella stessa sede ne spuntano due? È il caso del dens in dente, patologia piuttosto rara e che quindi necessita di un trattamento adeguato, come sa già Fabio, che si è rivolto agli Specialisti del Sorriso (specialistidelsorriso.it) con il seguente quesito:

A mio figlio di 7 anni, nell’arcata superiore è spuntato l’incisivo centrale definitivo doppio, quasi come se fossero due denti in uno, in parte sovrapposti, uno più largo, di dimensioni normali e l’altro più piccolo. Il risultato estetico sarà sicuramente poco gradevole quando avrà completato la dentizione. Come trattarlo?”

Fabio

Risponde lo Specialista ASIO:

Dalla sua spiegazione si direbbe (è impossibile essere precisi senza visitare il paziente) che ci troviamo di fronte alla situazione chiamata “Dens in dente”, cioè della fusione di uno o più elementi dentari. E’ una evenienza rara che si presenta con caratteristiche peculiari che impediscono in questa sede di dire come affrontarla.
Solo una visita di uno specialista in ortodonzia ASIO potrà fornire la risposta al suo quesito.”.

Per approfondire il tema della salute dei denti e dell’ortodonzia può scaricare gratuitamente la Guida del Sorriso (scarica qui).

Per un consulto acceda alla pagina di ricerca degli Specialisti in Ortodonzia di ASIO.

Affollamento dentale: come riconoscerlo e trattarlo

Il problema dell’affollamento dentale ha radici che affondano nella storia dell’uomo, quando gli uomini primitivi avevano una mascella molto più allargata, che poteva ospitare più denti. Col passare del tempo ed il miglioramento delle condizioni da una vita rurale ad una vita urbana, sono cambiare anche le abitudini alimentari, e l’uomo ha cominciato a consumare cibi sempre più morbidi. La prima conseguenza di questo cambiamento è stata la conformazione delle arcate dentarie e del numero dei denti, che è diventato maggiore rispetto alle reali esigenze. Alcuni studi dimostrano infatti che il sovraffollamento dentale colpiva nell’antichità gli abitanti delle città rispetto a quelli delle campagne.

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Cade il dente da latte… e poi?

Specialisti del SorrisoStiamo affrontando in questi ultimi interventi il tema delle agenesie, dal greco A= privo e genesis=nascita, cioè la mancanza del dente permanente dalla nascita.
Può infatti accadere che alla perdita di un dente deciduo non segua l’eruzione del dente permanente.
A volte però il processo di sostituzione dei denti non avviene in maniera semplice e lineare. Ce lo dimostra l’intervento di un utente che si è rivolto agli Specialisti in Ortodonzia (specialistidelsorriso.it) con la seguente domanda:

“Il mio bambino ha perso un dente da latte ma, dopo un anno, non è ancora spuntato  quello permanente. Mio figlio ha 12 anni. Cosa devo fare?”

Rosapia

Risponde lo Specialista ASIO:

“Non è normale che dalla caduta di un dente deciduo passino 12 mesi senza che il relativo permanente si presenti in arcata. I motivi possono essere i più disparati: si va dalla mancanza di spazio adeguato fino all’inclusione, passando per l’agenesia dentale. Per questo motivo il primo passo da fare è consultare uno Specialista in Ortodonzia ASIO che possa fare la corretta diagnosi. Una radiografia spesso può essere l’esame dirimente.”.

Una visita dallo specialista in ortodonzia può sanare eventuali dubbi sulla presenza di un dente permanente.
L’eruzione può essere ritardata per mancanza di spazio, e in quel caso lo specialista vi consiglierà il trattamento adeguato. Oppure, l’eruzione può essere ritardata perché manca il dente permanente (agenesia).
In quel caso il dente deciduo assumerà un’importanza diversa dal solito e sarà sempre lo specialista in ortodonzia ad orientarvi sulle eventuali possibili soluzioni al problema dell’agenesia.

Per approfondire il tema della salute dei denti e dell’ortodonzia può scaricare gratuitamente la Guida del Sorriso (scarica qui).

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Bruxismo: un problema che colpisce anche i bambini piccoli

Quando a digrignare i denti sono i bambini in tenera età, la preoccupazione dei genitori sale: come mai infatti un bambino dovrebbe soffrire di bruxismo, fenomeno che spesso si ricollega a stress e tensioni, atipiche nella fase dell’infanzia?
È ciò che si è chiesta anche Lucia, che si è rivolta agli specialisti del sorriso (specialistidelsorriso.it) con questo quesito:

“E’ da circa due settimane che mia figlia, nata il 28/09/2008 quando è in braccio digrigna i denti. A volte si sente il rumore dei denti che si sfregano tra loro, e ho paura che tra qualche giorno arrivi a romperli. Cosa posso fare?”

Lucia

Risponde lo Specialista ASIO:

“E’ molto difficile dare una risposta adeguata ad un quesito di questo genere. Quindi questa è una diagnosi che può essere fatta solo dopo una visita medica ed un’attenta valutazione da parte di uno Specialista in Ortodonzia ASIO. Il bruxismo dipende da una ipereccitazione del sistema neurovegetativo, che dopo aver accumulato un “eccesso” di energia la “scarica” sul sistema masticatorio. Un’attività neuromuscolare alterata in un bambino può essere causata da una miriade di fattori, che vanno da una infestazione di ossiuri fino ad un eccesso di stress. Per quanto riguarda i denti, non sarei preoccupato: non si romperanno per il digrignamento, si usureranno così come è fisiologico accada. Il più delle volte in età pediatrica questi fenomeni, così come compaiono, nel tempo scompaiono.”.

Per approfondire il tema della salute dei denti e dell’ortodonzia può scaricare gratuitamente la Guida del Sorriso (scarica qui).

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