Non tutti i brackets sono uguali, anzi! Anche se alcune differenze non sono visibili ad un occhio poco esperto, ogni singola tipologia di brackets corrisponde ad un utilizzo ben preciso, e ad un apparecchio ortodontico dalle funzionalità determinate.
Scopriamo cosa chiede Saverio agli Specialisti del Sorriso:
Buongiorno. Io volevo sapere: chi fabbrica i brackets per gli apparecchi fissi? quanti tipi ne esistono e se tutti vengono usati per lo stesso “lavoro”, nel senso che tecnicamente uno vale l’altro.
Per tutti i sassofonisti affermati o per i suonatori di strumenti a fiato in erba, affrontare una cura dal proprio ortodontista e portare per un certo periodo di tempo l’apparecchio ortodontico fisso può causare dei disagi nel regolare svolgimento di lezioni, esercitazioni e saggi.
La prima considerazione che gli Specialisti del Sorriso danno è che è necessaria un po’ di pazienza per abituarsi all’ingombro che i brackets ed i fili metallici occupano all’interno della bocca.
Se durante gli esercizi il paziente riscontra maggiore salivazione, o se le labbra si seccano, è preferibile bere acqua piuttosto che scegliere invitanti bevande gassate: gli zuccheri ed i coloranti danneggiano lo smalto dei denti.
Allineamento dei denti, masticazione corretta, migliore estetica del proprio sorriso. Questi obiettivi sono raggiungibili spesso passando per un periodo di terapia con l’apparecchio ortodontico fisso. I pazienti spesso vivono con un po’ di disagio questa situazione, non solo per ragioni di tipo prettamente estetico, ma anche per una questione di comodità.
Infatti, l’apparecchio fisso complica, specialmente i primi tempi, la cura della propria igiene orale.
I fili in materiale metallico, gli elastici e gli attacchi o placchette (dette anche brackets) richiedono una maggiore attenzione, sia per quanto riguarda lo spazzolamento dei denti, che per l’assunzione di cibo.
Nulla da temere, ovviamente. Superato lo scoglio dei primi tempi, ci si abitua e, soprattutto, si giunge al traguardo voluto: una bocca in salute.
Il vostro ortodontista è la figura più accreditata per rassicurarvi sul da farsi riguardo a come prendersi cura del proprio apparecchio, sui cibi da evitare e sulle piccole attenzioni da prendere. Di seguito, vi proponiamo comunque un breve vademecum di cui tenere conto.
Molti adulti evitano di sottoporsi a trattamenti ortodontici perché temono il confronto con la propria immagine allo specchio, in caso la cura preveda il ricorso ad un apparecchio per denti.
Non riescono a togliersi dalla mente l’idea di una bocca che le applicazioni ed il filo metallico rendono troppo “scintillante”. Queste placchette (o brackets) in metallo, fino a poco tempo fa inevitabili, sono oggi possono essere sostituite dall’equivalente in ceramica o resina, che le mimetizza di più col dente.
Tuttavia per gli esteti più esigenti è stata inventata la tecnica linguale.
Essa consiste nell’applicazione di attacchi e archi metallici non sul lato esterno, ma su quello interno dei denti, rendendoli così assolutamente invisibili a qualsiasi osservatore. L’efficacia di questi apparecchi ortodontici “mimetici” è almeno pari a quella degli apparecchi tradizionali. A volte sono addirittura preferibili a questi ultimi, nei casi in cui il paziente soffra di morso coperto o disfunzioni craniomandibolari, o quando non si vogliono rischiare retrazioni delle gengive o danni allo smalto anteriore dei denti.
Ma questa tecnica ha un piccolo difetto: nelle prime settimane alcuni pazienti lamentano difficoltà a parlare o fastidiose irritazioni alla lingua. Tuttavia il ricorso alla tecnica linguale accompagnata ad una progettazione al computer dell’apparecchio, che viene adattato alla bocca, insieme ad un po’ di pazienza da parte del paziente, rendono questa soluzione la più efficace dal punto di vista estetico.
Quanti di voi conoscevano il significato di “tecnica linguale”? Ecco le simpatiche risposte raccolte per strada da Niccolò Torielli delle Iene, “specialista del sorriso”.