Il bite dentale: l’ortodontista ti aiuta a sceglierlo

bite per i bambini che fanno sportIl primo bite per i denti dev’essere scelto con attenzione, per permettere all’atleta di familiarizzare con questo strumento in modo sereno.
Soprattutto gli atleti più piccoli, infatti, possono manifestare scetticismo o rifiuto nei confronti di questo strumento, che sentono come innaturale e che associano magari ad atteggiamenti molto protettivi da parte di genitori e allenatore.
Può aiutare all’adattamento al bite o byte per i denti il fatto che esso sia poco ingombrante in bocca, e quindi della misura giusta, che risulti facile da applicare e togliere anche dopo che lo si porta per un periodo di tempo prolungato (come ad esempio un lungo allenamento), che al tatto con i denti sia stabile e che non si stacchi dall’arcata.

Non è da trascurare il fatto che il bite non deve irritare le gengive o la mucosa della bocca: attenzione quindi a controllare che i bordi siano arrotondati e che la superficie esterna ed interna sia ben liscia, per evitare dannosi sfregamenti con queste zone della bocca.

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“Il mio paradenti miracoloso” che migliora le prestazioni sportive

giocatore calcio utilizzo paradentiA rilasciare un commento così entusiastico sullo strumento che protegge il sorriso degli sportivi di tutto il mondo non è un ortodontista che tenta di essere convincente con un paziente, bensì una vera istituzione nel mondo del calcio: Cristiano Ronaldo. Il numero nove delle merengues afferma infatti che non può più farne a meno, spiegando che “ogni volta che l’ho usato ho sempre fatto bene.”
Anche il calciatore del Real Madrid deve aver constatato che il paradenti, oltre a proteggere denti e bocca da urti e cadute, contribuisce ad aumentare la pressione nelle articolazioni, migliorando così agilità, forza e velocità, poiché porta i muscoli della mandibola a contrarsi. Inoltre svolge una funzione preventiva, in quanto migliorando la postura dell’atleta contribuisce ad evitare fratture da stress o semplici ma fastidiosi strappi muscolari, mantenendo il corpo in forma.

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Un piercing vale un apparecchio ortodontico?

piercing-linguaQualche mese fa il ‘Corriere Salute’ metteva in luce un aspetto a volte sottovalutato dall’opinione comune ma molto importante per chi si occupa di ortodonzia, riportando come i portatori di piercing alla lingua fossero soggetti  frequentemente non solo ad infezioni e malattie ma anche a disturbi connessi con la salute della bocca e della dentatura.

Denti scheggiati o rotti, diastema. Sono questi gli effetti che il gioiello, applicato sulla lingua e che non viene mai rimosso, pena la chiusura del foro, porta a chi lo indossa e molto spesso fa sviluppare tic e comportamenti che  preoccupano  anche  l’ortodontista specialista.

Come afferma infatti il Journal of Clinical Orthodontics, esistono alcune cattive abitudini che coinvolgono molti portatori di piercing, come ad esempio lo spingere con la lingua il gioiello contro le pareti posteriori degli incisivi, o il percuoterlo con i denti. Ciò causerebbe l’insorgere di patologie come il diastema, uno spazio che si viene a formare tra incisivo ed incisivo e, nei casi più gravi può renderebbe necessario il ricorso ad un apparecchio ortodontico. Inoltre il contatto continuo di un oggetto metallico contro lo smalto dei denti è responsabile di scheggiature o rotture dello smalto.

Conseguenze prevedibili se, come fa notare la ricercatrice Sawsan Tabbaa della University at Buffalo School of Dental Medicine  riguardo al diastema:
«È un principio basilare dell’ ortodonzia che esercitando una forza, nel lungo periodo, si spostano i denti».
Un fatto da tenere in considerazione, per tutti coloro che reputano importante la salute della propria bocca.

Gli apparecchi per i denti non sono tutti uguali

apparecchio strumentiQuando si parla di apparecchio ortodontico, lo stereotipo più diffuso tende all’associazione con uno strumento generalmente metallico e difficile da portare. In realtà esistono diversi tipi di apparecchi ortodontici, e ciascuno di questi ha funzionalità, scopi e caratteristiche differenti. Ciò che accomuna ogni apparecchio è che il suo utilizzo viene prescritto da un ortodontista specialista, il medico o odontoiatra che perfeziona i suoi studi conseguendo il successivo titolo, nel corso di laurea specialistica in ortognatodonzia.
Ci sono differenti fasi nella terapia di un paziente in cui viene richiesto di portare un apparecchio ortodontico. Esistono infatti:

apparecchi funzionali, ovvero che influenzano la crescita di ossa e muscoli della bocca, e che agiscono quindi sulla posizione della mandibola e sulla stimolazione dei muscoli;
apparecchi ortodontici, cioè che spostano i denti senza agire su ossa o muscoli ma semplicemente sull’applicazione di forze che allineano i denti nelle posizioni desiderate;
apparecchi di contenzione, che servono cioè a mantenere i denti nelle posizione raggiunte, impedendo la recidiva, ovvero il fenomeno per cui la dentatura tende a riprendere le posizioni iniziali;

E’ bene quindi informarsi dal proprio ortodontista specialista di fiducia per conoscere i diversi tipi di trattamenti ortodontici esistenti, e comprenderne le finalità di questi strumenti, che, a volte, richiedono pazienza, ma che giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento di un sorriso sano e bello.

Professione Ortodontista: un traguardo da raggiungere

professione ortodontistaLa professione dell’ortodontista specialista è, come altre professioni dell’ambito medico, sottoposta a continui cambiamenti, e gli specialisti sono i primi a mettersi in gioco seguendo costantemente seminari, corsi di aggiornamento ed incontri nei numerosi poli accademici in tutt’Italia,  grazie alle iniziative promosse anche da importanti sponsor del mondo dell’ortodonzia.

Ma a livello accademico, con quali sfide si confronta un aspirante specialista in ortodonzia?

Dopo aver superato il test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia lo studente seguirà un percorso di studi che lo porterà a conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria. Un iter complesso che, oltre a nozioni teoriche, affianca anche prove pratiche, e al quale si accede superando un test d’ingresso molto selettivo, come afferma recentemente Gdo, Giornale dell’ Odontoiatria.

Lo studente dovrà poi iscriversi ad un corso di Laurea di specializzazione in Ortognatodonzia, della durata di tre anni, e attualmente riconosciuto in Italia e all’estero. Requisito fondamentale per poter iniziare a praticare la libera professione di ortodontista specialista  è come per l’odontoiatra,  l’iscrizione all’Albo di Medicina, Chirurgia ed Odontoiatria.

Nell’ultimo anno sono aumentati di 99 unità i posti disponibili nelle università per gli aspiranti odontoiatri italiani, arrivando a quota 786.
E a fronte delle oltre 20.000 domande di ammissione, la professione  dell’odontoiatra si conferma oggi ancora molto ambita. Di questi aspiranti odontoiatri solo una minima parte prosegue per altri 3 anni gli studi  il conseguimento della Laurea di Specializzazione in Ortodonzia.

Denti storti nei bambini: attenzione a ciuccio e biberon

Biberon e ciuccioL’autorevole rivista “Archives of Disease in Childhood” ha pubblicato un interessante studio condotto da un team di ricercatori italiani, che ritiene l’uso del biberon e del ciuccio oltre i primi mesi di vita il principale fattore di rischio per lo sviluppo di denti storti nei bambini.

Molti genitori consento ai loro piccoli di continuare ad utilizzare ciuccio e biberon fino ai 3-5 anni di vita, contrariamente a quanto consigliato dall’ortodontista. Questo accade perché comunemente si pensa che se i denti da latte sono storti non necessariamente quelli che cresceranno successivamente saranno irregolari. In realtà, lo studio ha evidenziato come i bambini che succhiano ciuccio e biberon per tanto tempo hanno il doppio delle probabilità di sviluppare una dentatura da latte irregolare, che pregiudica il corretto allineamento di quella definitiva.
Nel caso in cui però, nel primo anno di vita i bambini sono stati allattati naturalmente la probabilità di avere denti storti diminuisce, poiché i muscoli implicati nella suzione del capezzolo promuovono un corretto sviluppo del palato e quindi della dentatura, a differenza di quelli utilizzati nel succhiare le tettarelle di lattice. I dati raccolti su un gruppo di 130 bambini di età compresa tra i tre e cinque anni confermano questa tesi, dato che nell’ottantanove per cento dei casi a coloro che hanno usato il ciuccio per un lungo periodo di tempo è stata riscontrata una dentatura da latte irregolare.

Denti sani e forti fin da piccoli, con l’utilizzo giudizioso di ciuccio e biberon nei primi anni di vita e i consigli del proprio ortodontista.

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Lo spazzolino elettrico che gli ortodontisti consigliano

Spazzolino elettrico e manualeSecondo auterevoli dati di mercato lo spazzolino elettrico in Italia è a tutt’oggi ancora poco conosciuto ed utlizzato, infatti solo il 6% della popolazione ne fa regolamente uso rispetto al 22% degli inglesi e al 32% dei tedeschi.

Nonostante per molti non sia ancora uno strumento familiare, lo spazzolino elettrico è fondamentale per una corretta igiene orale, tanto da essere raccomandato dagli specialisti in ortodonzia, data la capacità di ridurre fino al doppio della placca rispetto a quello tradizionale.

Una caratteristica positiva riscontrata anche dal team di docenti del Corso di Laurea in Igiene Dentale dell’università di Brescia e dell’Aquila, che ha realizzato la prima indagine nazionale sui benefici offerti dallo spazzolino elettronico, attraverso l’analisi di numerosi studi internazionali. Le ricerche condotte hanno evidenziato come lo spazzolino elettrico sia più efficace nella riduzione della placca e delle gengiviti rispettivamente dell’11% e 6% in più di uno spazzolino tradizionale, grazie alla sua moderna tecnologia rotante – oscillante.

Vuoi sapere quali sono gli strumenti più utili e le azioni quotidiane da compiere consigliate dall’ortodontista, per prendersi cura della propria bocca e avere un sorriso sano?

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Denti sani per un cuore protetto

Sorriso sano

Lavarsi i denti almeno 2 volte al giorno aiuta a rimanere in salute, come consiglia l’ortodontista, ma non solo.
Infatti, un’autorevole ricerca effettuata dalla University College London e pubblicata sul “British Medical Journal”, ha evidenziato un legame tra la scarsa igiene orale e la comparsa di malattie cardiovascolari.

Da questo studio è emerso che se non ci si lava i denti frequentemente la bocca può presentare una concentrazione troppo elevata di batteri, che a lungo andare possono causare infiammazioni. Tali processi possono svolgere un ruolo importante nella formazione delle placche arteriose, le quali possono causare la chiusura delle arterie, ed una serie di analoghi problemi di circolazione i cui effetti più estremi possono essere ictus ed infarto.
La pulizia dei denti diventa così un’azione quotidiana fondamentale, dal momento che dalle analisi effettuate risulta che chi si lava i denti almeno 2 volte al giorno presenta un rischio di disturbi cardiaci inferiore del 70% rispetto a coloro che non hanno questa buona abitudine, i quali presentano livelli superiori alla media di proteine infiammatorie nel sangue.

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Il bruxismo: ansia e stress le cause

Uomo addormentato Fa un po’ sorridere l’articolo dell’autorevole rivista britannica Guardian, in cui Denis Campbell, Health Correspondent, individua un rapporto di causa-effetto tra un aumento del 10-20% dei casi di bruxismo tra il 2009 e l’inizio del 2010 e la crisi economica mondiale, con lo stress ed i ritmi di vita frenetici ed ansiogeni ad essa connessi.
Ma l’articolo si basa su elementi reali, dato che il bruxismo è una patologia strettamente connessa a situazioni di tensione, ansia e ad abitudini stressanti derivanti dal proprio stile di vita, e che possono riguardare soggetti di età differenti, dai bambini agli anziani.
Un disturbo spesso sottovalutato, che a volte viene  individuato dopo molto tempo, magari quando il paziente si sottopone ad una visita dall’ortodontista.
Chi soffre di bruxismo lo può capire dal fatto che il suo smalto presenta abrasioni, o i denti sono scheggiati o addirittura microfratturati. Si possono riscontrare inoltre difficoltà ad aprire la bocca ed un aumento della sensibilità al caldo e al freddo.
È comunque una patologia da non sottovalutare, dato che è il terzo disturbo più frequente durante il sonno, subito dopo sonniloquio e russamento, e che quindi alla lunga può influenzare il benessere psico-fisico di chi ne soffre.

Vuoi saperne di più sul bruxismo e conoscere le possibili cure che l’ortodonzia propone per questa patologia?

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Cosa fa un ortodontista per l’estetica dei tuoi denti

donna denti bianchiSecondo alcuni esperti, il sorriso inciderebbe per il 60% sull’aspetto del viso e sull’opinione che ci facciamo di una persona, dato che il nostro sguardo si concentrerebbe come prima cosa sulle tonalità più chiare del viso, ovvero sui denti.

Anche se non esiste un parametro universale per descrivere un bel sorriso ci sono delle regole che definiscono una bella bocca ed esulano dai canoni massmediatici e dai parametri biologici delle persone. Ed è tentando di seguirle che moltissime persone fanno di tutto per avere denti bianchi, splendenti e perfettamente allineati.

Un sorriso deve essere armonico e occupare uno spazio equilibrato all’interno del viso. La linea che passa tra i due incisivi centrali dovrebbe corrispondere a quella “immaginaria” che divide in due il viso. Inoltre gli incisivi superiori frontali seguirebbero la linea del labbro inferiore senza formare un sorriso “alla Dracula”. Il colore dei denti dovrebbe essere il più bianco possibile, accompagnato da una bella gengiva.

L’ortodontista può aiutarci a raggiungere questo risultato correggendo i disallineamenti dentali o riportando i rapporti inter-mascellari ad una corretta posizione, regalandoci risultati estetici soddisfacenti. Inoltre può aiutare i pazienti a sbiancare i denti grazie all’utilizzo di un gel che contiene perossido di carbonio in quantità superiore al 35%. Questa sostanza spalmata su tutto il dente viene illuminata dalla luce blu di una lampada che permette un rapido assorbimento del perossido di carbonio e una rottura dei legami delle molecole che formano il pigmento originario. Il trattamento non prevede controindicazioni né sulla durezza dello smalto né sulla sua struttura prismatica superficiale e sottosuperficiale.